A Palermo c’è un giornalista che è costretto a lavorare con la scorta. I contenuti di certe comunicazioni tra mafiosi e alcuni messaggi di minaccia lo rendono “persona a rischio”: sabato scorso hanno persino tentato di piazzargli una bomba sotto l’auto. Lirio Abbate scrive di mafia da molti anni, nonostante non sia un vecchio del mestiere: il vizio della cronaca lo ha preso infatti che era giovanissimo.Dopo un periodo in cui, per motivi di sicurezza, ha accettato di trasferirsi a Roma, è rientrato in Sicilia, nella terra che più ritiene fertile di notizie, la sua terra. E, puntuali, ha trovato gli uomini delle cosche a dargli il bentornato.
Sono molto critico nei confronti della categoria dei giornalisti - di cui faccio parte da tempo – perché si è lasciata svuotare di ruoli e responsabilità. Ci sono più pensatori che cronisti, più tecnici di impaginazione che teste curiose, più poltroncine che tacchi consumati. La notizia non va più cercata, ma trattata. La verità esiste solo nella testa di certi direttori, che col giornalismo hanno poca dimestichezza. I dubbi, che sono il sale del giornalismo, sono privilegio di pochissimi.
Lirio Abbate – che, spero, non diventi mai un simbolo - mi riconcilia con questa professione. Perché lui ha dimostrato di avere l’ostinazione e l’onestà che mancano alla maggior parte di noi.
P.S.
Proviamo a scrivere dovunque questa frase: la mafia ha rotto i coglioni.


23 commenti:
L'ostinazione di Lirio mi fa apparire molto più insignificante quel poco che facciamo tutti i giorni, tra mille stupide remore. Sono d'accordo: non ci servono i simboli, ma gli esempi sì. Sarò tra quelli che lo sostengono, sabato a piazza Croci.
Lirio è semplicemente una brava persona. Lo sarebbe anche se facesse il parrucchiere o il salumiere. Ha fatto una cosa che migliaia di persone fanno ogni giorno: ha deciso da che parte stare. Perchè, in fondo, Palermo e la Sicilia, sono luoghi etici. Sono luoghi che ti costringono a decidere con chi vuoi stare. In più Lirio (ma anche moltissimi altri giornalisti) ha la passione per quello che fa.
Non è certo un simbolo, nè credo che lui voglia diventarlo, ma sicuramente in questo momento, finalmente, un sacco di gente sta parlando, pensando, che qualcosa si può fare. Prende posizione e decide che al di là del mestiere che uno fa se ti mettono una bomba sotto la macchina perchè svolgi il tuo lavoro allora devi ribellarti in ogni modo. Nell'intervista pubblicata da Repubblica c'era un senso di solitudine che feriva anche se certi passaggi erano un po' forzati. Ma il risultato è quello che conta. Oggi molti hanno preso posizione, comunque si sono esposti, comunque hanno detto qualcosa. Sabato ci sarà tanta gente semplicemente perchè molta gente si è rotta le scatole della mafia, dei mafiosi e dei potenti mafiosi.
Se ognuno di noi informasse senza ''inquinare'' le notizie, Lirio e tanti altri onesti colleghi sarebbero meno esposti.
Gianfranco
Lirio sa fare molto bene il suo mestiere e deve poter continuare a farlo come e dove lo ha sempre fatto. Con il sostegno di tutti noi colleghi, me compresa.
bè sì, la mafia ha proprio rotto i coglioni!
Lirio Abbate, classe 1971. Due anni più giovane di me e vive sapendo che c'è gente che vorrebbe farlo saltare per aria. Fa riflettere. Io se la mattina non riesco a prendere un caffè come cristo comanda manco vado a lavorare e lui deve controllare la macchina per non diventare un fuoco d'artificio. E nonostante tutto a lavorare ci va lo stesso. Però non riesco davvero ad immaginare in che maniera io potrei tornargli utile. Posso scrivere sul mio blog, celebrarne il coraggio e la professionalità, dedicargli un post a settimana. Ma servirebbe a qualcosa? E se ogni singolo blogger del paese scrivesse nell'intestazione del proprio spazio virtuale 'la mafia ha rotto i coglioni! Messaggio di solidarietà per Lirio Abbate'...servirebbe a qualcosa? Non lo so. Però nel dubbio...io lo faccio!
Un post prezioso, come tanti altri del resto, che spesso preferisco non commentare banalmente.
Soprattutto più vero di tante manifestazioni solidarietà, dei tanti comunicati di plastica, tirati fuori per l'occasione.
Anche da parte dei politici, o dei loro compagni di merende, che sono citati nel libro di Lirio Abbate.
Caro Gery, sapevo che ti saresti espresso sull’argomento. Una persona attenta come te alla notizia e alle storture di questa terra non poteva dribblarlo allegramente. Lirio forse non sarà un simbolo, ma una mosca bianca sicuramente. Uno dei pochi che in Sicilia fa veramente il suo mestiere, tra tanti coltivatori estensivi di marchette, carrieristi professionisti, strenui osservatori del culto della velina (e non si parla certo della Canalis). Oggi, scrivi bene tu, la notizia non viene cercata, ma trattata. Aggiungo io, spesso e volentieri anche evitata. E non sempre, a dire il vero, per volontà del cronista. I filtri in redazione sono sempre più stretti, i “capomacchina” sempre più selettivi. Per carità, nessuno ti censura apertamente. Semplicemente ti indirizza, consiglia, ridimensiona. Spesso rallenta. Risultato: la notizia partorita dal tuo pc cambia pelle, smagrisce, scolorisce, quasi sparisce, collocata in spazi incomprensibilmente inadeguati. E tu stesso non la riconosci più, a volte non la firmi nemmeno. Quando ho cominciato questo mestiere, guarda caso proprio assieme a Lirio, spaventato dalla difficoltà nel trovare notizie, fui incoraggiato con una grandissima verità: “Niente paura,ogni giorno sono centinaia le notizie che sfuggono ai media. Basta saperle cercare”. Oro colato. Solo che leggendo i giornali, oggi non te ne accorgi. A parte la cronaca istituzionale (nera, giudiziaria, politica) trovi poco altro: il solito scarafaggio in corsia, l’illuminazione carente in via Pinco Palla, la ressa alle Poste… Praticamente il minimo sindacale per far da adeguata cornice agli spazi pubblicitari e per dar il via libera alla rotativa. E il lettore? Chisenefrega. O giu di lì. Un esempio della miopia mediatica? Presto fatto. Parecchi avranno letto “La Casta” di Stella & Marino, una miniera di succulenti spunti per cronisti dalla schiena dritta da Bolzano a Capo Passero. Da riprendere, seguire, sviscerare, ampliare nelle rispettive aree e testate di competenza. Ebbene, non mi sembra ciò sia avvenuto, o, comunque, non nelle dimensioni dovute. Per questo l’operato di uno come Lirio giganteggia ancor di più e, scrivi a ragione tu, riconcilia con questa professione. Attorno a lui ora sarà un diluvio di attestati di stima e solidarietà. Un tripudio di complimenti ed incitamenti. Effimeri ed estemporanei. Spesso ipocriti. Tornerà ad essere solo. Come prima, come l’intervista rilasciata ieri a D’Avanzo lasciava chiaramente trasparire. A combattere, armato della sola penna e di una grandissima professionalità, una guerra più grande di lui.
P.S. Caro Gery seguo quasi pedissequamente il tuo blog, anche se spesso non trovo il tempo per lasciare post. Complimenti per la tenacia con cui lo aggiorni e ci aggiorni. Chissà che non stia proprio in questi spazi veramente liberi della Rete il futuro dell’articolo 21 della Costituzione.
In bocca al lupo a Lirio e al tuo blog e un vaffancuolo alla mafia.
L'idea di Lesandro mi pare buona. Facciamo girare la voce. Vediamo chi ha la buona volontà di scrivere nel proprio blog "la mafia ha rotto i coglioni". E basta.
Io lo faccio.
@Toga @Luca. Grazie dell'apprezzamento per questo blog, ma oggi i ringraziamenti li giro tutti virtualmente a Lirio.
http://blog.libero.it/dueemme/
ecco...io l'ho fatto!
Rompiamo i coglioni alla mafia!
Bene Mara, passaparola.
Mario, pensaci pure tu.
Mi associo al coro, ma non ho un blog né un sito e quindi lo scrivo qui: la mafia ha rotto i coglioni!
ci si vede in centro domani mattina?
sì, ha proprio rotto i coglioni. Ci affacciamo alla finestra come in Quinto potere?
Dai, organizziamoci per la settimana prossima.
ho aderito alla "campagna" LA MAFIA HA ROTTO I COGLIONI.
ho anche messo il link al tuo blog.
http://theindependent86.spaces.live.com/
Grazie debora, come sai è una provocazione. Ma stiamo diventando un piccolo esercito di provocatori. Passaparola!
In ritardissimo. Aderisco. La mafia ci ha proprio rotto i coglioni.
Grazie, non è mai tardi per queste cose.
Arrivo ancora più in ritardo io. Ho scritto un post da me, Gery, provando a rilanciare la tua mini-campagna.
Molto bello, e molto vero, quello che scrivi sui giornalisti. Sul mestiere del giornalista.
Cambieranno un giorno le cose, Gery?
Nessun ritardo è ingiustificabile se c'è una buona causa di mezzo. Non so se cambieranno le cose, so che io questa settimana smetto di fare il giornalista. Dopo venticinque anni. Grazie Antonio: ti linko negli aderenti alla campagna.
Dovremmo essere tutti un pò come lui...grintoso e coraggioso per poter scofiggere sta parola Mafia! Se ne parlerà sempre xkè c'è sempre qualcuno che ha paura e la mafia non smetterà mai di vincere ma un consiglio al giornaliata: "VIVI CIO' CHE SEI"...
Giusto, caro anonimo. Ma la prossima volta firmati.
Un bel pò in ritardo, ma anche io l'ho fatto. L'ho scritto nei miei blog: www.giovannifalconeeroeitaliano.blogspot.com e willisusa.spaces.live.it
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