martedì 14 ottobre 2008

Amici, parte seconda

Ancora sull’amicizia. E, come preannunciato, qualche caso diverso rispetto a quelli che ho raccontato ieri.
Un amico che ha lavorato con me per molti anni. Stesso ruolo del mio, stessa carica, altissimo rischio di conflittualità quindi. Visione politica differente, vite e scelte diversissime. Mai uno screzio, nonostante la strategia dell’azienda per la quale lavoravamo fu, a un certo punto, quella di metterci in contrapposizione. Ci sono stati periodi in cui ci siamo frequentati di meno, altri in cui ci siamo persi di vista. Eppure, quando serve, la prima telefonata è la sua.
Due amici di recente acquisizione. Passioni comuni, la scrittura tra tutte, che si sono sublimate in lavori comuni. Ridiamo e ci accapigliamo con disinvoltura, ognuno tenendosi stretta la propria dose di permalosità. Ciascuno di noi ha cieca fiducia nelle debolezze dell’altro.
Cinque amici lontani, in altre città, in altri paesi. Tutti realizzati, diciamo pure di successo, nei campi più disparati. In passato sono stato uno specialista in deragliamenti: ogni volta da quelle città lontane arrivava un invito. Ho viaggiato molto.
Un’amica cara ha deciso che ero giornalisticamente defunto e mi ha dato l’occasione di riprendermi quello che avevo perso, senza sconti né franchigie. Oggi campo bene anche grazie a lei.

P.S. Non mi sono dimenticato degli altri. Solo che c'è differenza tra un post e un elenco di ringraziamenti a salma tumulata. Comunque, il cellulare è acceso.
2-fine

39 commenti:

totorizzo ha detto...

Ho sempre pensato che dovessi farmi carico del mondo, e dunque anche degli amici, dei loro destini specie quando giravano male. Non so, vecchia educazione cattolica, una sorta di personale Calvario scalando il quale espiare piccole nefandezze. Mi sono sempre (pre)occupato degli amici. Magari non era vero altruismo, era una forma contorta di egoismo, volevo esser gradito sempre, volevo più essere amato che amare, ero sempre Totò il buono, insomma, alla Zavattini. Una volta ho fatto un esperimento di cui ancora oggi mi vergogno: mi son detto che una volta tanto avrebbero dovuto esser loro, a (pre)occuparsi per me. E così, dopo aver messo il broncio per una giornata, mi sono barricato in casa per 48 ore, ho spento il cellulare e staccato il telefono fisso, non ho risposto al citofono, al campanello di casa... Un ricatto morale immondo, una roba isterica, da esser mandato a fancùlo in saecula saeculorum. Si sono preoccupati, sì, ho trovato sms, bengala rossi in segreteria, etc etc, ma mi hanno anche lasciato stare in pace con le mie presunte paranoie da smaltire in solitudine. E ho imparato la lezione. Adesso, nell'amicizia, so di essere utile ma non indispensabile. E sono guarito da quella che chiamo la sindrome di "Hey Jude" (ricordate i Beatles?): don't carry the world upon your shoulder... No è assurdo (ed è l'opposto dell'altruismo) che il mondo (e gli amici che lo abitano) pesi tutto sulle nostre spalle...

Anonimo ha detto...

Non è mai facile, credo, accettare i nostri e gli altrui cambiamenti di rotta ed è, forse, saper fare questo il segreto per conservare nel tempo un rapporto di amicizia. Sono convinta da sempre che la mia vita senza gli amici sarebbe più povera e non perchè mi servano da passatempo, ma perchè il dialogo, il confronto, la comunanza e la differenza, i sentimenti che ci vengono donati da qualcuno per scelta e non per "dovere" mi hanno sempre affascinato. Cosa lega persone spesso anche molto diverse? Come tutti anche io ho sperimentato, nelle alterne vicende della vita, allontamenti e vicinanze. Ma posso dire che, come alcuni hanno detto qui, è necessario anche non confondere le nostre aspettative con la realtà della persona che abbiamo davanti.
Non nego la delusione quando qualcuno che reputavo amico è sparito senza un motivo ed è normale perchè, credo, c'è comunque una parte di noi nelle persone che scegliamo e dalle quali poi ci sentiamo "traditi" (scambiati con qualcosa/qualcun altro). Credo che almeno l'onestà intellettuale reciproca non dovrebbe venire a mancare.
A Gery: grazie per la cortese accoglienza.
Ornella

il cacciatorino ha detto...

@Gery: "Ciascuno di noi ha cieca fiducia nelle debolezze dell'altro" credo che dia una buona risposta a tutto quello detto finora. Generosissimo, maestro.
@totorizzo: è vero, a volte siamo così pieni di noi stessi da crederci portantini di un mondo malato. E intanto il mondo cammina benissimo con le sue gambe, senza il nostro indispensabile "sacrificio".

la contessa ha detto...

"...cieca fiducia nelle debolezze dell'altro". Mi piace molto. In queste sei parole la vera essenza dell'amicizia tra individui adulti e pensanti.

la contessa ha detto...

@cacciatorino: mi ha battuto sul tempo... e noto con piacere che siamo stati colpiti dalla stessa frase.

la contessa ha detto...

siamo rimasti colpiti... suona meglio.

Anonimo ha detto...

E' una sorta di ossimoro che è piaciuto a tutti, credo, proprio perchè fotografa l'ambivalenza che sta dietro a tutte le relazioni umane.
O.

abbattiamo ha detto...

"Ciascuno di noi ha cieca fiducia nelle debolezze dell'altro" è piaciuto molto anche a me. E per quanto mi riguarda è proprio vero. Ma trovo delizioso pure l'accapigliarsi "con disinvoltura", che quando si lavora insieme è l'essenza del confronto da cui nascono le cose migliori.

Gerypa ha detto...

E io che pensavo di avere scritto una minchiata! ihihihi

la contessa ha detto...

Ci sono dei momenti in cui, persa nello sconforto e nella confusione dei sentimenti, mi rifugio in quello che ormai chiamo il mio "comitato". Presidente (a vita): mia sorella; consigliere anziano: la mia migliore amica; consiglieri "liberi" (cioè, senza peli sulla lingua, schietti, liberi, appunto, di dire ciò che pensano senza preoccuparsi delle conseguenze) due persone che non vedo spesso ma che sono sempre lì, pronte a raccogliere i pezzi e a rimetterli insieme con pazienza e affetto. Ognuno di loro sa di far parte del mio "comitato", e con orgoglio e competenza dispensa suggerimenti, avvertimenti e procedure da seguire per ritornare in situazione di Defcon 5. Curiosi, soprattutto, di conoscere la posizione e il parere degli altri membri.

comitato degli esclusi ha detto...

A nome del comitato degli esclusi annunciamo alla blogosfera tutta che oggi pomeriggio brucieremo per protesta, e in piazza, le santine di Gery con capelli lunghi (vere rarità)!

antipatico con le a antipatiche ha detto...

ma è più importante l'amicizia o l'amore? e ci può essere, poi, amicizia tra un uomo e una donna? e il papà può essere anche un amico senza per forza divenire un detestabile superpapà (quello che si fa dare del tu dagli amici del figlio)? ed è meglio, in tema di amicizia, l'amico ritrovato o the body (cacciatorino non mi deludere)?

Gerypa ha detto...

Antipatico, la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?

antipatico con le a antipatiche ha detto...

x gery: la seconda, che hai detto.

Gerypa ha detto...

Allora col sogno che ho fatto stanotte dovrei esere a posto.

antipatico con le a antipatiche ha detto...

x tutti (tranne il padrone di casa)io non ne ho titolo, ma è possibile che nessuno di voi gli chieda che sogno ha fatto? sono l'unico indiscreto qui dentro?

la contessa ha detto...

E perchè mai dovremmo farlo, di grazia? I sogni sono proiezione di paure o desideri. Nell'uno e nell'altro caso, la discrezione è d'obbligo.

il cacciatorino ha detto...

@antipatico: domanda alla quale è impossibile rispondere. In punta di penna, di profondità tutta europea l'apologo di Uhlmann; robusto e di respiro più epico (racconto di informazione che si fonde con il tema dell'ignoto al di là di una frontiera non solo metafisica) e con momenti di delicate sfumature psicologiche l'affresco Kinghiano. Insomma, è come scegliere tra Rossellini e Scorsese, tra Twain e Arpino. Non saprei, carissimo. Ma possiamo innestarci su un dibattito a due, con scambio del testimone, un poco sul modello dell'articolo Magris-Baricco di oggi sul corriere. In materia di "pontificazione" avremmo pari dignità, suppongo. Parlando per me, posso dire che il mio carniere delle minchiate è sempre straboccante...

il cacciatorino ha detto...

E infatti una minchiata è saltata fuori: racconto di informazione = di formazione
I'm sorry.

il cacciatorino ha detto...

Dio mio, rileggendo mi rendo conto di aver scritto la mia mini dissertazione su King e Uhlmann con lo stile del noto critico del giornale di sicilia Gregorio Napoli. Per fortuna io scherzo.

la contessa ha detto...

Caro cacciatorino, capisco perfettamente il suo dilemma: un po' come per me scegliere tra la linearità di pensiero di Armani e la drammaticità dei concetti di Galliano. Dipende dal momento socio-psico-culturale...

il cacciatorino ha detto...

Contessa, può sempre chiedere lumi a Bianca Maria Piccinino... se la ricorda? Vivrà ancora?

abbattiamo ha detto...

Io me la ricordo, di nome, la Piccinino. Questo perché sono vecchia.

la contessa ha detto...

Chiaramente non avevo idea di chi fosse, considerato che, apprendo adesso da Wikipedia, è nata nel 1924 e ha lavorato come giornalista Rai negli anni '50. Pare sia ancora fra noi.

il cacciatorino ha detto...

No, fino ai primi anni settanta era attiva. Diciamo che era il corrispondente femminile di Greg Naples nel campo dei servizi di moda.

la contessa ha detto...

Io nei primi anni '70 dovevo solo decidere tra pannolino a vita bassa o con disegni floreali.

antipatico con le a antipatiche ha detto...

x cacciatorino: no no, apprezzatissima la dissertazione e soprattutto l'esempio cinematografico: di primo acchito sarei tentato dagli effetti speciali statunitensi, ma poi prevale sempre la radice (e la profondità) del vecchio continente.

non essendo isolano mi avete messo una bella pulce nell'orecchio con gregorio napoli: arguisco che deve essere un personaggione...

non pervenuta anche la piccinino: mi fermo alla piccino del manifesto, ma non è la stessa cosa
ps chi è magris e chi baricco?

x contessa: bella figura da cafone, mi ha fatto fare.

il cacciatorino ha detto...

@antipatico: Greg N. lo si vede spesso in una delle marzullate notturne che si intitola, credo, "cinematografo" e forse anche "applausi", ove è quasi ospite fisso. Appare anche nel film di Ciprì e Maresco "Il ritorno di Cagliostro".
Ma rubo nella casa del ladro. Qui c'è gente che lo che lo conosce infinitamente meglio di me.

il cacciatorino ha detto...

E sì... è un personaggione.

totorizzo ha detto...

Non mi toccate i miti del giornalismo paleozoico: la Piccinino è stata (credo) tra le prime donne ad essere insignite del titolo di inviato del telegiornale pubblico (s'interessava di moda e costume, e allora?). Rimpiango le Natalia, le Adele, le Camilla, le Enza del giornalismo '50-'60; anche molte colleghe di oggi sono brave ma perché hanno quasi tutte un po' quel retropensiero "ora mi calo i collant e ti faccio vedere i co..."?; sarà la famosa invidia del pene...
@cacciatorino: non mi toccare greg anche se non gli perdono, per la recente recensione di "Mamma mia", di aver confessato per la milionesima volta d'esser rimasto fermo a Carlo Buti e Natalino Otto. E che diamine! Oggi perfino gli Abba sono archeologia musicale...!!!

il cacciatorino ha detto...

@totorizzo: ma no! Io per Greg, pur non conoscendolo di persona ma solo in mito e come fenomeno (nell'accezione greca: l'ho beccato a quasi tutte le prime pomeridiane della mia vita adulta e sono sempre stato tentato di avvicinarlo, ma una forza superiore mi trattenne dall'osare) nutro sconfinata simpatia. E' un... personaggio, appunto!

il cacciatorino ha detto...

E tanto per tornare in tema, da ragazzino cinefilo sognavo che Greg diventasse mio amico. Come uno zio saggio.

totorizzo ha detto...

@cacciatorino:
Ormai sarebbe simpaticamente inquietante come lo zio Fester...

Maristella ha detto...

a proposito di amicizia...Non so, sarò forse fuori luogo, ma oggi non posso fare a meno di dichiarare la mia felicità...una delle mie migliori amiche, una ragazza spagnola, meravigliosa, ha vinto una malattia terribile e adesso ha saputo di attendere un figlio...è da una giornata che salto dall'emozione.

totorizzo ha detto...

Ve ne racconto una: Gregorio Napoli (che è uno che fa il critico cinmatografico dal '62, tanto per dire testimone oculare e cronista dell'occupazione del Palazzo del Cinema al Lido alla Mostra di Venezia nel '68, gomito a gomito con Pasolini e altri registi comunisti, roba che uno darebbe una libbra di carne come Shylock per poter raccontare una roba simile) è stato uno dei primi critici italiani ad usare il pennino-registratorino che era un diabolico aggeggio oblungo che finiva con una capocchia/microfono attaccato al collo di cui si dotarono all'inizio degli anni '70 i vari Rondi, Grazzini, Biraghi e che consentiva di prendere appunti dettandoli a questo "mostro". Non si seppe mai se gli aggeggi fossero dotati in punta anche di una sfera per poter prendere appunti cartacei (ma credo di sì). Spesso, alle prime pomeridiane, si vedevano nei cinema semivuoti questi strani personaggi che ogni tanto abbassavano la testa e parlavano al secondo bottone della camicia (o alla cravatta) e venivano scambiati per matti. Erano in realtà i critici che dettavano appunti al pennino-registratorino.

Gerypa ha detto...

Totò, a questo punto servono almeno un paio di puntate delle tue memorie.

totorizzo ha detto...

@Gery: non mi provocare...
Comunque, sempre per restare in tema di cinefilia. Ai posteri ricorderò anche la "saletta". "Saletta" era chiamata la proiezione privata che in ogni città di provincia (non Roma né Milano) gli esercenti riservavano ai critici nelle primissime ore pomeridiane (di solito iniziava tra le 13 e le 14) in maniera che potessero guardare il film indisturbati. Arrivava il proiezionista e via, il film rullava solo per loro. Di solito il critico chiamava il giornale al mattino e diceva: "Oggi ho saletta". Sapevi dunque che alle 16.30/17 avresti avuto la recensione di questo o quel film. La "saletta" è morta quando gli esercenti hanno ben capito, all'inizio degli anni '80, che pagare lo straordinario al proiezionista era troppo esoso (e anche masochista in caso di stroncatura).
Ps: dedico questo ricordo al vivente Gregorio Napoli (Giornale di Sicilia) e ai rimpianti Vittorio Albano (L'Ora) e Mino Bonsangue (Rai Sicilia).
2° ps: Minchia, chi ssugnu viecchiu...

il cacciatorino ha detto...

@totorizzo: Totò, appena ci incontriamo ti frastorno di domande. Io i tuoi racconti voglio sentirli dal vivo, ma se non ci farai un libro sei pazzo. Queste sono cose che il mondo deve sapere.

holdenC ha detto...

giusto il ps, temevo di essermi perso le esequie
(strizza, strizza...)